Pamela Busonero, Psicologa e Psicoterapeuta

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Area dell’Autostima

da | EMDR e Traumi Psicologici

Area dell’Autostima: Non Vango Niente

Continuando a guardare la piramide vediamo che subito dopo il bisogno di appartenere c’è quello che riguarda l’autostima.

Autostima è la capacità di piacersi, intesa come base per un buon rapporto con sé stessi ed il mondo esterno.

In generale l’autostima si basa sulla convinzione del proprio valore come persona e sulla fiducia nelle proprie risorse. William James, già nei primi del ‘900, definiva l’autostima come “il rapporto tra il sé percepito ed il sé ideale”: il primo è “come sono”, il secondo “come vorrei essere”. Se il sé percepito non riesce a raggiungere i livelli del sé ideale, la persona avrà una bassa autostima.

Cosa influisce sull’autostima

Spesso fattori ambientali esterni influiscono sull’autostima, contribuendo a migliorare o peggiorare il proprio giudizio.

Alcuni tipi di traumi vanno ad agire proprio qui. Abusi e percosse di vario tipo subiti da piccoli, episodi di fallimento personale, casi di violenza domestica e molto altro possono far credere alla persona di non andare bene, di non valere niente.

Molto pericolosi sono anche i traumi con la t minuscola: quelli che, subiti una volta, non causano alcuna conseguenza negativa, ma ripetuti nel tempo vanno ad agire inconsciamente nel sistema nervoso ed intaccano i livelli di autostima.

Traumi con la t minuscola possono aver luogo nel contesto familiare (un genitore che trascura ripetutamente il figlio), in quello scolastico (es. episodi frequenti di bullismo), o lavorativo (mobbing da parte di colleghi). Solitamente avvengono all’interno di relazioni affettivamente importanti e spesso si tende ad ignorarli o far finta di nulla per non rovinare i rapporti. Ma così facendo si rischia di compromettere il proprio funzionamento.

Quando si è feriti, soprattutto da bambini, raramente l’impatto viene registrato consapevolmente, diventa quindi impossibile proteggersi, andando a credere veramente di non valere niente (“se la mamma mi allontana è perché io non valgo niente”, “se i bambini mi prendono in giro è perché io non vado bene”, e così via).

Quando il bambino diventa adulto, impara a generalizzare e così tutto quello che di negativo succederà, andrà a confermare una credenza negativa già percepita. (‘se il mio fidanzato mi lascia è perchè io non valgo niente’. ‘Se mia mamma credeva che io non valgo niente, figurati cosa penseranno gli altri’, etc..)

Divenire consapevoli degli episodi che possono aver intaccato la nostra autostima è un primo passo verso la crescita ed il miglioramento personale.

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Dott.ssa Pamela Busonero

Psicologa Psicoterapeuta, riceve a Firenze in Piazza Indipendenza 21

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