La manipolazione psicologica può essere difficile da riconoscere mentre la stai vivendo. Magari, dopo una discussione, non sai più che cosa pensavi all’inizio. Ti ritrovi a chiedere scusa per avere espresso un bisogno, oppure prepari ogni frase per evitare una reazione che ti spaventa.
Il punto di partenza è ciò che accade nella relazione e l’effetto che ha su di te. Questa guida ti aiuta a osservare segnali, dinamiche e possibilità di sostegno. Non è un test per diagnosticare il partner, né una scala per misurare quanto “grave” debba diventare il tuo malessere prima di chiedere aiuto.
Che cosa si intende per manipolazione psicologica
Parliamo di manipolazione quando il modo di influenzare l’altro passa attraverso pressioni, colpevolizzazioni o distorsioni che ne limitano la possibilità di scegliere liberamente. Può riguardare la coppia, ma anche una relazione familiare, un’amicizia o un rapporto di lavoro. Qui ci concentreremo soprattutto sui legami affettivi.
Una richiesta diretta lascia spazio alla tua risposta. Puoi essere d’accordo oppure no, senza dover pagare il dissenso con umiliazioni, minacce o punizioni. In una dinamica manipolativa, invece, il problema può diventare proprio il tuo diritto a dire di no: il bisogno che hai espresso viene trasformato in una prova di egoismo, ingratitudine o scarso amore.
Non ogni incomprensione è manipolazione. Conta osservare il contesto, la ripetizione e ciò che succede quando provi a chiarire. L’altra persona ascolta il tuo punto di vista? Riconosce un comportamento che ti ha ferito? Oppure la conversazione finisce regolarmente con te che rinunci alla questione iniziale?
Non serve conoscere con certezza l’intenzione dell’altro per riconoscere una pressione che ti danneggia. Puoi descrivere un comportamento concreto e chiedere sostegno senza averne trovato l’etichetta perfetta. Nell’approfondimento su come funziona la manipolazione psicologica trovi altri elementi per distinguere le modalità con cui si manifesta. Questa distinzione serve a comprendere, non a cercare una colpa in ogni contrasto.
I segnali emotivi e comportamentali da osservare
Potresti accorgerti di essere sempre più attenta all’umore dell’altra persona. Prima di parlare valuti se è il momento giusto, se userai la parola sbagliata, se dovrai poi passare ore a giustificarti. Una discussione finita non sembra davvero finita: continui a ripercorrerla per capire che cosa avresti potuto fare diversamente.
Altre volte il cambiamento riguarda la fiducia nel tuo giudizio. Ricordi un episodio, ma dopo averne parlato ti senti confusa; hai un’opinione, ma la ritiri prima ancora di esprimerla. Oppure minimizzi con amici e familiari ciò che accade, perché raccontarlo aprirebbe domande alle quali non sai ancora rispondere.
Osserva anche quanto spazio rimane per la tua vita. Hai ridotto gli incontri, gli interessi o le decisioni autonome per evitare tensioni? Ti senti libera di essere in disaccordo? La vicinanza a qualcuno ti sostiene oppure ti porta a controllarti continuamente? Non sono domande con un punteggio: aiutano a mettere a fuoco un cambiamento.
Confusione, paura, vergogna e senso di colpa non dimostrano da soli che ci sia manipolazione. Possono avere origini diverse e meritano ascolto nel loro contesto. Allo stesso tempo, non è necessario riconoscersi in tutti questi segnali per prendere sul serio una relazione che fa soffrire. L’approfondimento sulla violenza psicologica e le sue ripercussioni emotive entra proprio in questo vissuto.
Quando il malessere coinvolge il corpo e la quotidianità
Vivere un rapporto nel quale ti senti costantemente sotto pressione può accompagnarsi a sonno disturbato, stanchezza, tensione e difficoltà a concentrarti. Potresti avere meno energie per il lavoro o per le persone che ti stanno vicino. A volte il disagio emerge proprio quando la giornata si ferma e non c’è più qualcosa che occupi tutta l’attenzione.
L’Organizzazione mondiale della sanità include abuso psicologico e comportamenti di controllo nella violenza di coppia e ne descrive possibili conseguenze sulla salute. Questo non significa, però, che sia possibile risalire alla causa di un sintomo leggendo un elenco online.
Un sintomo fisico non è la prova di una manipolazione. Dolore, palpitazioni o altri disturbi nuovi, persistenti o intensi richiedono una valutazione medica appropriata. Riconoscere il peso della relazione e prendersi cura della salute fisica sono possibilità che possono procedere insieme, senza che una escluda l’altra.
Può essere utile descrivere al professionista da quando noti il cambiamento, in quali situazioni compare e quanto interferisce con sonno, attività e relazioni. Non per costruire da sola una diagnosi, ma per rendere il disagio più comprensibile. Anche sentirti sempre in allerta o avere difficoltà a riprendere le tue abitudini è un motivo sufficiente per cercare un confronto: non serve aspettare di non riuscire più a fare nulla.
Le dinamiche che possono rendere difficile orientarsi
Una relazione dannosa non è necessariamente dolorosa in ogni momento. Può contenere vicinanza, attenzioni e promesse che convivono con svalutazioni o controllo. Proprio questa alternanza rende difficile tenere insieme ciò che sai e ciò che speri: quando torna un momento sereno, il desiderio che duri può mettere in secondo piano quello che è appena successo.
Nell’articolo perché mi tratta bene a volte e male altre approfondisco questa oscillazione. Non implica che tutte le storie seguano una sequenza identica, né permette di prevedere che cosa farà il partner. Aiuta invece a osservare se il sollievo del riavvicinamento sta sostituendo un cambiamento concreto.
Alcune modalità hanno nomi specifici. Il trattamento del silenzio diventa problematico quando il ritiro della comunicazione funziona come pressione o punizione. Il gaslighting riguarda dinamiche che portano a dubitare della propria percezione. Nell’isolamento sociale, invece, si restringono i contatti e i riferimenti esterni.
I nomi servono a descrivere, non a sostituire i fatti. Un messaggio senza risposta non basta a definire un abuso; impedire ripetutamente di avere contatti o usare il silenzio finché cedi richiede un’attenzione diversa. La domanda utile non è soltanto “come si chiama?”, ma anche “che cosa mi viene impedito di fare, scegliere o esprimere?”.
Perché accorgersene non basta sempre a uscirne
Capire razionalmente che una relazione fa male e riuscire ad allontanarsene sono passaggi diversi. Puoi desiderare distanza e, nello stesso tempo, provare nostalgia. Puoi ricordare un’umiliazione e sperare ancora di ritrovare la persona dei momenti belli. Queste emozioni contrastanti non rendono meno reale quello che hai vissuto.
Il legame può intrecciarsi con il bisogno di sentirti scelta, con la paura della solitudine o con quanto hai investito nella relazione. Ci possono essere anche ostacoli molto concreti: figli, casa, denaro, lavoro, malattia, timore di ritorsioni. Ridurre tutto a scarsa autostima o poca forza di volontà lascia fuori una parte importante della storia.
Non esiste un carattere che renda responsabili dell’abuso subito. Comprendere i tuoi bisogni può aiutarti a recuperare possibilità di scelta, ma non giustifica le azioni dell’altro. La dipendenza affettiva è un tema da esplorare quando pertinente, non un’etichetta da applicare automaticamente a chi resta in una relazione difficile.
Un punto di partenza può essere distinguere ciò che ti manca da ciò che la relazione ti offre davvero oggi. Cerchi quella persona, il sollievo di essere ricontattata, una conferma del tuo valore, la speranza di non aver perso gli anni investiti? Non occorre rispondere subito. Dare spazio alla domanda, senza rimproverarti, può rendere più chiaro di quale sostegno hai bisogno.
Come cercare protezione e recuperare riferimenti
Il primo passo non è sempre affrontare direttamente il partner. Se temi minacce, aggressioni o ritorsioni, una discussione chiarificatrice può non essere sicura. Prima viene la possibilità di valutare la situazione con qualcuno che sappia ascoltarti e aiutarti a costruire un piano adatto, senza decidere al tuo posto.
Quando è sicuro farlo, puoi partire da azioni circoscritte: riprendere il contatto con una persona affidabile, descrivere un episodio concreto, chiedere un colloquio. Se scegli di annotare ciò che accade, considera dove conservare gli appunti e chi potrebbe accedervi. Non è necessario raccogliere prove per meritare ascolto, né esporti a un rischio per essere creduta.
Ridurre o interrompere i contatti non è una prescrizione uguale per tutti. Può essere utile in alcune situazioni, ma richiede attenzione se ci sono figli, questioni pratiche o pericolo. Evita di cancellare automaticamente messaggi che potrebbero essere importanti; un servizio competente può aiutarti a valutare anche questo aspetto.
In Italia, in caso di pericolo immediato, chiama il 112. Le donne che vivono violenza o stalking possono contattare il 1522, gratuito e attivo 24 ore su 24, anche tramite chat. Se il dispositivo è controllato, cerca un modo sicuro per chiedere aiuto. Un articolo o un messaggio a un professionista privato non sostituiscono l’intervento dei servizi di emergenza.
Il lavoro psicologico dopo una relazione manipolativa
Il sostegno psicologico può partire da ciò che oggi pesa di più: un pensiero che torna, la paura di sbagliare, il senso di vuoto, la difficoltà a fidarti del tuo giudizio. Non occorre arrivare al primo colloquio con una ricostruzione completa o con la certezza che il partner abbia un particolare disturbo.
Nel lavoro insieme è importante comprendere gli episodi vissuti, riconoscere bisogni e risorse e distinguere ciò che dipende da te da ciò che non puoi controllare. Le reazioni dell’altro non diventano una tua responsabilità perché hai provato a evitarle. Anche recuperare il diritto a desiderare qualcosa di diverso può essere una parte del percorso.
Ricominciare non significa cancellare la storia. Significa cercare un modo perché non occupi ogni scelta presente. La guida su ricostruire sé stessi dopo una relazione tossica approfondisce questa fase, distinta dal riconoscimento iniziale dei segnali. I tempi e le esigenze possono essere molto diversi da persona a persona.
Se vuoi valutare un sostegno con me, puoi leggere come è organizzato il Percorso Rinascita individuale. Il confronto iniziale serve a capire se è pertinente alla tua situazione e quali obiettivi affrontare. Non è una promessa di soluzione uguale per tutti: è uno spazio per cominciare a comprendere ciò che stai vivendo senza doverti difendere anche dal giudizio su di te.








Ciao sono Vincenzo e da poco che mi sono separato dalla mitezza moglie lei è affetta da disturbo bipolare e i nmeno di un mese ha conosciuto un altro uomo sono convinto che sia un manipolatore lei fa tutto quello che dice lui è sono convinto che la sta manipolando e possbile?
Buongiorno Vincenzo.
Non conoscendo la vostra storia mi è difficile rispondere (quanto siete stati sposati? Com’è stata la vostra relazione? Avete attraversato altri momenti difficili? Etc..). Le va di darmi più dettagli, magari anche scrivendomi in privato (pamela_busonero@alice.it)? Così potremmo analizzare meglio tutto.
Grazie e a presto
Pamela Busonero
La mia storia amorosa nella parte di vittima iniziò quando mi tuffai tra le braccia di questo ragazzo appena finì la mia prima vera lunga storia d’amore di 5 anni. 5 anni in cui imparai cosa vuol dire amare davvero, ma che non sempre l’ amore, anche se si sono passate esperienze meravigliose, vuol dire sarà quello eterno.
Quando la mia storia lunga con A terminò, a confortarmi fu subito G (conoaciuto a una festa di un amico in comune), Che si mostrò subito amorevole, facendomi capire Che per lui ero così una bella persona e importante per lui, Che iniziò persino a parlare di matter su famiglia, matrimonio, conto in banca assieme ecc ecc solo dopo poche uscite…. Ero così sollevata di avere trovato una persona apparentemente così amorevole dopo il trauma e la ferita della relazione chiusa col mio ex, che all’invito di convivenza, accettai subito.
Tutto molto bello I primi giorni, fino a quando iniziai a capire Che qualcosa non andava:
-eccessi di gelosia se uscivo con amiche,
-messaggi assillatori tutto il giorno,
-rabbia ingiustificata per cavolate (esempio: non potevo chiamarlo nell’immediato per via di un appuntamento lavorativo),
-spesso mi chiedeva se lo amdavo davvero
-ribaltare situazioni per farmi passare dalla parte del torto,
Tutto ciò andò avanti per 4 mesi finchè un giorno tornò a casa ubriaco ed infuriato perchè non lo avevo raggiunto al pub con I suoi amici perchè ero stanca dopo una lunga giornata a lavoro e preferivo riposarmi (sottolineo che non gli dicevo
Mai di no per non andargli contro, ma quella volta ero davvero stanca).
Quella sera l’incubo accadde. Ero a letto mezza addormentata, accese tutte le luci, mi scoperchiò dalle coperte e puntandomi il dito adesso, faccia infuriata da pazzo, mi urlò Che a me non me ne fregava nulla di lui perchè non ero uscita con lui. Presa dalla paura scoppiai a piangere e gli dissi che non mi meritavo un trattamento simile. Impanicata gli dissi Che me ne andavo di casa la notte stessa, come tirai fuori la valigia, G iniziò a lanciarmi addosso i vestiti del mio armadio dicendomi di andarmene. Mi chiusi in camera e lui iniziò a distruggere la camera da letto, calciando la porta del soggiorno dove mi ero chiusa. Lo minaccia di chiamare le polizia se non la smetteva (non era la prima volta che aveva avuto una reazione violenta, ma avevo sempre chiuso gli occhi). Chiamai la polizia e lui venne registrato. Quando andai via mi disse “sei contenta se me ne andassi in prigione? Io ti ho amato davvero, non come il tuo ex Che ti ha sempre preso in giro (>storia inventata da lui), e tu mi fai questo?”
Fu l’incubo peggiore della mia vita. Mi sento con I sensi di colpa, ma non potevo essere io ad aiutarlo. Oggi sono seguita da una psicologa, ma sono così fragile Che quasi, la persona Che mi maltrattava, mi manca.
ciao Sara, non so se mai leggerai la mia risposta, visto che ho trovato casualmente il tuo articolo.
mi riconosco tantissimo nella tua vicenda.
anch’io ne ho passate di tutti i colori con un soggetto manipolatore, alcolizzato negli ultimi due di quattro anni di convivenza.
aggiungi che a sua volta faceva la vittima ricordando (spessissimo) la ex moglie che, a suo dire, gli fece subire manipolazione e prevaricazione……..
in qualche modo lui si doveva “vendicare” ! (o doveva mantener viva la fiammella dell’eccitazione che provava con lei, riproponendo in maniera sadica certi loro meccanismi di comunicazione che alla fine erano diventati probabilmente anche i nostri ….. parlo di insulti e non solo).
purtroppo questi soggetti malati passano , al dire comune, addirittura come vincenti, enigmatici, affascinanti
quando invece, da narcisi, sono completamente privi di risorse e vivono inseguendo la conferma altrui: da soli non sostengono nemmeno il peso di una piuma.
si avvalgono di chi è superiore semplicemente perché sensibile , buono ed empatico.
Aprendo gli occhi, cominciai ad avere pietà per lui, e anche un po’ per me stessa , per essermi lasciata vincere dalla sete di amore e di complicità, e non aver visto fin da subito i segnali di un rapporto malato, con una persona dal passato irrisolto, e secondo me nemmeno mai vissuto, confusa ed estremamente bisognosa.
ho anche sofferto tantissimo di senso di inferiorità rispetto questa “ex moglie” (mai conosciuta di persona), e rispetto a tutte le decine di donne che lui vantava come ex relazioni … finchè non ho realizzato di averle probabilmente idealizzate . Ovviamente, il mio deficit di autostima aveva bisogno d’essere curato, ed il lavoro è ancora in corso.
certo che persone come lui schiacciano, finchè non ci si rende conto che il loro “fascino” , davvero iniquo ed approssimativo, è inversamente proporzionale alla responsabilità che hanno verso se stessi e verso chi “dovrebbero” amare …………… la loro immaturità, mostrata al mondo come genialità artistica, richiama senso di protezione ……… così ci si ritrova a far le mamme con loro, per poi essere accusate di non esser donne.
Non so se capiti ogni tanto il miracolo che questi soggetti si sveglino dai castelli di paglia che si son costruiti e comincino a realizzare quanta sofferenza abbiano provocato. questo li distruggerebbe, non tanto il senso di colpa: piuttosto la vergogna di esser stati finalmente “inquadrati” per ciò che sono, cioè umanamente degli zero ASSOLUTI, magari con tanto di laurea, o di dialettica da professori universitari .. comunque umanamente inclassificabili. Per questo aprono e chiudono ciclicamente relazioni, passioni, impieghi, addirittura aspetto, ed identità.
sono affascinati da chi interpretano come fonte energetica, e vivono da parassiti, senza alcuna morale.
rimpiangono il passato, o lo condannano, pur di avere un alibi per non vivere il presente.
non fanno progetti futuri perché i loro cicli a breve termine prendono la “piega” della vittima attuale, e si concludono con essa.
non perché riescano a realizzare qualcosa nel frattempo, anzi: la battaglia di spersonalizzazione della compagna è il terreno fertile in cui temporeggiano per sopperire alla noia e alla vuotezza del loro io mai esplorato, riconosciuto e coltivato.
maledette quelle madri che li hanno idolatrati fin da piccoli nel peggiore dei modi, ovvero con altrettanto narcisismo.
sembra assurdo, ma certe persone sanno coprire di attenzioni senza trasmettere nulla di affettuoso!
infine, vedendo che è passato del tempo da quando hai scritto, spero tu stia meglio; mi farebbe piacere mi scrivessi. Ciao
Temo che mia figlia quindicenne abbia iniziato una relazione con un ragazzino manipolatore. Cosa posso fare x aiutarla a capire la trappola in cui si sta cacciando senza rovinare il rapporto che ho con lei?
Cara signora, mi dispiace molto e capisco la sua preoccupazione. Se sua figlia non vede il problema è molto difficile parlarne perché, come dice, c’è il rischio che si chiuda a riccio. Quello che lei può fare è starle vicino nonostante le scelte sbagliate. Per una ragazza, sapere che può contare su un genitore è molto importante. E poi potrebbe delicatamente informarla sull’argomento, leggere insieme qualche articolo o guardando insieme dei films che descrivono il rapporto tra vittima-manipolatore (se lo scrive su Google ne troverà molti), e poi commentandoli insieme, facendole vedere chiaramente le dinamiche dei protagonisti (in terza persona facilmente riusciamo ad immedesimarci). Anche se probabilmente farà finta che questo argomento non la tocca pian piano dentro di sé qualcosa cambierà.
L’ho fatto e ho trovato su internet la storia di Sara di Pietrantonio, che non conoscevo. Ho fatto intervenire i carabinieri. Da soli non si può risolvere.
Signora sono nella sua stessa situazione con mia figlia. E’ difficilissimo. La risposta della psicologa è corretta ma bisogna anche sapere che non basta. Serve recarsi dai carabinieri, andare in un centro anti violenza, informare la figlia di cosa si sta facendo per lei, continuare a farlo e lentamente coinvolgerla affinché ci vada anche sua figlia. Da sola non ne uscirà, ha solo 15 anni. Se necessario dovrà farsi sostituire chiedendo agli assistenti sociali di intervenire. Gli unici che possono davvero muovere le acque sono i carabinieri finché sua figlia è minorenne.
Buonasera. Io lo sono…cioè ora lo so…e ho cercato di evitare questa amica cosi patologicache si era impossessata della mia vita…persino il mio rapporto ormai era esaurito…mia madre patologica pure lei…me la manda qui martedi…io avevo scelto il no contatc..mon so come evitarla. Mi puo dare un consiglio? Sono cosi impaurita da questa ragazza..l’ultima volta che l’ho vista oltre a farmi fare una pessima figuraccia sul lavoro…ha detto ad alta voce con la faccia sorridente e fiera…io non ho alcun problema fisico…solo mentale.
La sua fierezza…la sua arroganza era evidente.
Cosa devo fare?
Stefania
Io sono vittima di manipolazione mentale da parte dei carabinieri del mio paese e politici vari che mi intercettano telefonicamente su Internet fuori dell’abitazione.
Il motivo di ciò farmi capire che non sono ben visto in giro e che devo pensare ai fatti miei:un pregiudizio che perdura e logora da anni.
Purtroppo non è facile metter fine a ciò in quanto dove abito io le istituzioni sono controllate dalla camorra che persiste e incide sempre più.
‘
Anche io sono stato manipolato ad anni
Temo di essere vittima di manipolazione emotiva. Sono fidanzata da quasi 7 anni con un uomo più grande di me (io quasi 27, lui quasi 40). Sono sempre stata una ragazza molto solare, ma ultimamente temo di essermi persa. Ho un passato molto burrascoso (infanzia bruciata da violenze sessuali subite ad opera di mio cugino più grande, adolescenza passata nella droga e nella speranza di ritrovare fiducia in me stessa). Attualmente sono laureata triennale e sto studiando per la magistrale (non che la cosa conti molto, visto che mio fratello più piccolo lavora già nell’impresa di famiglia pur non avendo studiato.. altra cosa che non mi va molto bene ultimamente..). Il mio fidanzato è sempre stato molto geloso, oppressivo, ossessivo, si inventava cose che non esistevano e insinua continuamente che io possa pensare cose negative, che non voglia fare quello che lui vuole. Mi rispecchio molto in alcune vittime. Inizialmente avevo molte amiche, uscivo la sera, mi divertivo. Da un po’ di tempo sia perché ho iniziato a scocciarmi e sia perché il mio fidanzato era diventato troppo geloso, ho smesso di frequentare alcune amiche con le quali tra l’altro ho anche litigato e ho “scelto” lui a me.
Quest’estate è stata una tragedia: ho litigato con mio fratello, sono stata male fisicamente e psicologicamente e ultimamente lui se n’è uscito che l’ultima mia amica rimasta porta sfortuna. Addirittura verso fine agosto ho pensato di chiudere i rapporti con lei per farlo felice (lui dice che lei è solo invidiosa ed opportunista). A settembre sembrava tutto (quasi) normale, ma ad un tratto è ritornato con le solite storie: appena ho iniziato a frequentare di nuovo la mia ultima amica, è iniziato ad andare in gelosia e a minacciarmi che anche lui sarebbe tornato di nuovo alla sua vita.
All’inizio era bello, lui mi parlava di femminismo, di rispetto per le donne, era gentile, attento a me, devo dire che non ha mai smesso di essere sempre “all’apparenza” perfetto (anche agli occhi di mia madre) ma sento che c’è qualcosa che non va: ho paura che dalla violenza psicologica (che lui mi ha sempre fatto) possa passare alla violenza fisica. Tra l’altro penso spesso al suicidio. Non lo farei mai, non potrei mai fare un torto così grande ai miei genitori, ma spesso penso che sarebbe l’unica soluzione che porrebbe fine alle mie sofferenze.
Ci sono tante cose che avrei voluto scrivere su di me ma non sarebbe mai abbastanza, come il fatto che avevo parlato più volte da piccola (circa 6 anni) delle violenze psicologiche di mio cugino, ma che lei non ha mai preso provvedimenti (altra vittima di manipolazione psicologica da parte di mio padre e della famiglia di mio padre): lei ha sempre avuto paura di venire rifiutata visto che mio padre ha sempre dato più importanza alla sua famiglia e ha sempre denigrato la famiglia di mia mamma, perciò non gliene faccio una colpa, è pur sempre mia madre e le voglio bene. Anche a mio padre, anche se è molto maschilista. Ah, dimenticavo, verso i 16 anni, anche un altro mio cugino mi ha fatto violenza sessuale, questa volta era lato famiglia di mio padre. Loro lo sanno, sono anche andata da uno psicologo per questo e per il problema della droga.
Credevo che ora stessi bene, ho sempre pensato di aver scelto io di non frequentare più quelle mie amiche per il mio bene perché mi scocciavo di perdere tempo e volevo studiare per poter fare una famiglia con lui… ma evidentemente non è così. è possibile che io sia manipolata? è possibile che per tutto questo tempo non me ne sia accorta? che lui mi facesse violenza psicologica lo sapevo, ma ultimamente non riesco più a studiare, né a dormire. La situazione università/famiglia non è delle migliori e non mi aiuta affatto. Tra l’altro a quasi 27 anni vorrei andarmene da casa ma finché non finisco gli studi non posso perché non saprei come mantenermi. Spero questo sito sia ancora attivo perché penso di aver bisogno di un aiuto.
Ciao, leggo con attenzione queste righe. Sento molta tristezza in tutto ciò, sia per il tuo passato, che per il presente.
Chiediti cosa ti spinge a stare con una persona che ti rende infelice. Che lui sia manipolatore o meno… cosa ti da quest’uomo di buono per cui vale la pena restare intrappolata in questa situazione? Tu sei l’unica padrona della tua vita, e dal momento in cui non stai più bene in un rapporto puoi venir via, anche se è difficile (difficile non significa impossibile). Per elaborare il tuo passato, per ritrovare l’autostima, prova a fare un percorso psicoterapeutico con emdr, la tecnica usata per rielaborare i traumi. Se hai bisogno di altro scrivimi in privato.
Un saluto, Pamela
Grazie al cielo ne sono uscita. Proprio grazie al cielo, perché all’inizio non mi rendevo conto di quanto stesse diventando pericolosa la situazione, poi ho iniziato a sentire dei campanelli di allarme ma non riuscivo a uscire da questa relazione. Premetto che sono una persona credente, perciò sono convinta che il coraggio di porre fine alla relazione mi sia venuto dal cielo. Vorrei comunque ringraziarla per questo articolo, che leggo adesso per capire cosa è successo nei precedenti 3 anni della mia vita.